Percorso: Pubblicazioni - Libri

Anteprima Libri

Il Novecento a Sossano. Volume primo (1900 - 1935)

Come in tutti i paesi di campagna, anche a Sossano la vita quotidiana era scandita da grandi fatiche, drammi frequenti e povertà. Le giornate lavorative duravano anche quattordici ore e impegnavano uomini, donne e persino i bambini. L’economia di intere famiglie era spesso sostenuta proprio dalle donne, che oltre ad occuparsi della casa, dei numerosissimi figli, non infrequentemente lavoravano anche nei campi. Nonostante le continue privazioni e lo stato di grande povertà in cui versava la maggior parte della popolazione, vi erano una grande Fede e una grande dignità. La maggioranza degli uomini sbarcava il lunario con lavori saltuari, occupazioni occasionali al servizio dei possidenti del luogo, ma molto spesso sopravvivevano pure grazie alle opere pubbliche. Quando, infatti, la carestia raggiungeva punti estremamente preoccupanti, il Comune assumeva ottanta, cento tra gli uomini in grado di lavorare e li impiegava nel rafforzamento di un argine, nella sistemazione di una strada o in qualsiasi altra attività potesse essere utile. Ogni sera, chi aveva lavorato riceveva la paga e con quei pochi soldi poteva andare al “casolin” dei Pizzi o al forno di Bortolo Mussin in quel di Veglio, a comperare il pane o la farina per la famiglia. [...]

La Chiesetta dell'Olmo di Sossano

L'attuale abitato di Sossano, al centro del quale sorge la Chiesetta della Madonna dell'Aiuto, appare discosto dal primitivo insediamento. Condividendo la sorte di quasi tutti gli altri comuni del Basso Vicentino, comprensorio intercollinare che si estende nella fascia meridionale della Provincia di Vicenza, anche il nucleo originario di Sossano si sviluppò in una zona sopraelevata e, precisamente, sulle pendici del Monte della Croce. La pianura, solcata da una fitta rete di corsi d'acqua privi di regolamentazione, era pressoché costantemente invasa da paludi e, di conseguenza, inabitabile. Reminiscenze di questa realtà, protrattasi per secoli, le possiamo trovare nel persistere di toponimi come: Palù, Isola, Valle. I ritrovamenti archeologici, emersi dagli scavi operati nella zona, testimoniano la presenza di insediamenti umani fin dal periodo neolitico. Reperti di età romana sono stati sterrati sulle prime propaggini della fascia collinare, una cinquantina di metri dietro la chiesa parrocchiale. Collegando il ritrovamento di colonne e capitelli, di tessere musive, monete e suppellettili, con la lapide ricordata dal Mommsen, è stata ipotizzata la presenza di una villa romana. [...]

Sotto il Gonfalone di S. Giorgio. La mia fanciullezza in tempo di guerra

Il gonfalone di S. Giorgio è il vecchio stendardo rosso dell’antica parrocchia di Toara, lo stendardo fiammeggiante dietro cui si raccoglieva tutto il paese nei grandi momenti religiosi e civili che ne segnavano la vita. Nel presente libro il “gonfalone” diventa il simbolo della storia e della vita di tutto un popolo, a cui l’autrice dedica questi ricordi. Il libro ci parla infatti della vita, com’era sessanta anni fa, in una piccola frazione del basso vicentino. Leggerlo è aprire una di quelle vecchie cassettiere, d’antico legno odoroso, appena ne tiri un cassetto sei sorpreso nel trovarvi lenzuola fresche di spigo, lavate e stirate ier l’altro. Il libro della maestra De Marchi è uno spaccato di storia minore, quotidiana, sconosciuta ai libri, del nostro ventesimo secolo. Esso rievoca dieci o dodici anni a cavallo fra la seconda metà degli anni trenta, e gran parte degli anni quaranta (il racconto finisce con il 1948). Davanti agli occhi incantati d’una bimba inquieta e ribelle, scorre il film della vita quotidiana di un piccolo e povero villaggio del nostro Veneto, immerso in una natura generosa e splendente. Con lei è come stare dietro una telecamera curiosa ed impertinente che immortala le situazioni di vita d’ogni giorno. Nel libro sfilano i lutti, le sofferenze e le fatiche delle famiglie, i momenti di festa, le testimonianze sui tanti mestieri così come si svolgevano allora, i giochi dei bimbi, le loro imprese scolastiche, la vita quotidiana del paese, con le sue speranze, i sacrifici, le povertà, gli affetti, i riti religiosi. [...]

Storia delle comunità di Villaga, Toara e Belvedere

L’opera che sono lieto di presentare, che completa il lavoro già avviato col volume pubblicato nel 2003 “Il Novecento a Villaga”, è scaturita dalla volontà di indagare sulle vicende delle nostre comunità di Villaga, Toara e Belvedere, a partire dalle origini per giungere sino ai giorni nostri, al fine di conoscere la nostra storia, alla scoperta dei valori morali e civili che l’hanno contraddistinta. Sono convinto, infatti, che fare “memoria storica” è rendere un prezioso servizio ai cittadini, perchè una comunità senza memoria è come un popolo senza storia e identità. Il volume presenta la storia (dal greco “istorìa” = ricerca) dei documenti che riguardano il nostro territorio e attraverso questi ne ricostruisce l’identità, ne traccia le linee di sviluppo e ne interpreta i cambiamenti che vi sono avvenuti. L’indagine effettuata, che indubbiamente non ha pretesa di dare una risposta nè definitiva, nè totalmente esauriente a tutti i problemi o gli interrogativi che possono sorgere sulla vita del passato, è stata condotta, però, sulla base di precise documentazioni rinvenute nei vari archivi comunali, parrocchiali, della Curia vescovile e di Stato, cercando di decifrare e interpretare le carte antiche con rigore scientifico, ma nello stesso tempo di presentarle nel modo più semplice ed accessibile a tutta la popolazione. [...]

Droga. La Caporetto italiana. Lettere dal fronte orientale

Olga Freschi Dalla Valle

Credo che mai nella storia, si sia verificata tra i giovani una devianza di enormi proporzioni come quella che stiamo vivendo ormai da quarant’anni. Mi riferisco alla tossicodipendenza che, con la diffusione incontrollata di sostanze stupefacenti varie, mai combattuta con coraggio e onestà, ha raggiunto ogni parte del pianeta. Alla base di questo fenomeno esiste certamente un disagio esistenziale esasperato dalla vita stressante di questi ultimi anni, dal consumismo sfrenato stimolato da una pubblicità ossessiva e per molti suadente, dalla scarsità di ideali e di modelli positivi, da un’etica civile e morale confusa e in crisi. Viviamo un degrado che ormai fa paura, e i giovani spesso, sono le vittime sacrificali. È cosa ormai risaputa, che ogni nuova generazione si trovi ad affrontare vari problemi, ed è forse questo il tributo che si deve pagare per entrare nell’età adulta. Oggi però mancano protezione e accompagnamento da parte di una società responsabile, incapace di dare un valido aiuto per affrontare quei disagi che, superati, contribuiscono a fortificare e maturare. Nei tempi passati, un giovane ventenne era considerato un uomo, oggi si chiama “ragazzo” il trentenne che ancora vive con i genitori. Forse la difficoltà di guadagnarsi la vita in tempi di povertà diffusa, spingeva i giovani di ieri a farsi carico, già da adolescenti, di responsabilità in seno alla famiglia. Questo lasciava poco spazio all’ozio e a fantasie evasive. I genitori trasmettevano messaggi precisi e pretendevano rispetto. In questo erano aiutati da una scuola educante, seppure severa e dagli oratori parrocchiali “come ponte tra la chiesa e la strada”. [...]

I Loschi e Sossano. Nobili e contadini in un villaggio vicentino (secoli XVI - XVIII)

Sergio Lavarda

Nelle pagine che seguono parleremo dei Loschi e di Sossano con il proposito di fondere la storia di una famiglia nobile con quella del villaggio in cui in buona parte si svolse. In buona sostanza il lavoro di ricerca è consistito nell’esplorare la complessità del tessuto sociale di Sossano dal Cinquecento al Settecento, distinguendo ruoli e ceti, cultura e interessi di ciascun gruppo. Non si tratta quindi in senso stretto della storia di una famiglia dell’aristocrazia di antico regime - il lettore non vi troverà che fugaci cenni ai suoi rappresentanti più illustri, che appartenevano ad altri rami di discendenza - e nemmeno di una storia di paese, bensì di una messa a fuoco di temi che caratterizzano la ricerca storiografica contemporanea sulla e nella terraferma Veneta. Sossano in quei tre secoli era sottoposto alla sovranità della Repubblica di Venezia; apparteneva al Territorio vicentino ed era compreso nel Vicariato di Orgiano. Vi vissero nobili, di primo e secondo ordine - conti, cavalieri, giuristi e notai, medici, professionisti, soldati in servizio permanente -, mercanti e, ovviamente, contadini. [...]

Museo Civico Storia-Memoria

Forse nessuna generazione quanto la mia ha vissuto mutamenti altrettanto frenetici, e talvolta alienanti, tali da imprimere al quotidiano nella molteplicità delle sue manifestazioni, all'ambiente, e al linguaggio stesso, impronte assolutamente diverse da quelle che gli avi, o meglio i millenni, avevano fedelmente tramandato, così, giorno dopo giorno, diventava sempre più impellente la necessità di raccogliere e di salvaguardare, per quanto possibile, almeno le ultime testimonianze di un passato molto difficile, tuttavia esaltante e mirabile, prima che il tempo , nel suo ininterrotto fluire, ne confondesse ogni valida prova, fino a privarci totalmente dell'identità che ci distingue nel grande mosaico delle Culture. Sembrava troppo ambizioso, e forse irrealizzabile, il mio sogno di istituire un Centro di documentazione delle tradizioni popolari del Basso Vicentino, entro cui Cultura e Civiltà si raccontassero, si spiegassero attraverso oggetti, attrezzi, voci, e immagini, frutto della creatività e dell'ingegno davvero sorprendenti che le hanno contraddistinte in ogni epoca, pur nelle privazioni più dure, nelle fatiche incessanti, nella precarietà, condizioni costanti di un incerto sopravvivere, talvolta funestato dalla fame nera e dalle epidemie. [...]

San Desiderio di Valmarana. Localizzazione di un'antica chiesa scomparsa e la bonifica di Sant'Agostino nel 1500

Giovanni Cattellan

Quanto viene proposto, più che uno studio, è una esposizione da diarista di una vera e propria indagine investigativa condotta attraverso i secoli, il cui risultato è dovuto innanzitutto al confronto di documenti già resi noti dagli storici, rivisitati alla luce di altri scoperti nel frattempo, e abbinati alla ricognizione fisica del territorio oggetto di studio. Va evidenziato che l’autore della ricerca non è che un ricercatore dilettante di storie locali, senza alcun titolo accademico, per cui la sua diversa interpretazione di alcuni documenti e di presenze storiche, note e trattate da insigni studiosi, potrebbe non essere del tutto corretta e che quindi anche il caso benevolo potrebbe aver contribuito al successo finale della ricerca. Va da sé che il tipo di lavoro intrapreso, considerate le conclusioni diverse cui doveva pervenire, imponeva forzatamente una rilettura storica delle fonti, mentre è da evidenziare che solo a risultato raggiunto si poterono avere ulteriori inappellabili riscontri, bastevoli da soli ad evitare tanto impegno profuso per giungere alla soluzione della misteriosa scomparsa di San Desiderio. Tale scelta espositiva vuole mettere in evidenza le difficoltà incontrate, gli inevitabili insuccessi, ed il tanto tempo dedicato a rastrellare ogni minimo dettaglio dal nesso vero o presunto con unico obiettivo quella antica chiesa; in ogni caso tale procedura apparirà giustificata dall’opportunità offerta di esporre molte notizie storiche, o semplici curiosità locali inedite, o corrette, apprese tanto negli archivi, quanto percorrendo innumerevoli volte i luoghi, spesso anche interrogando persone molto disponibili. Qualche spontanea ripetizione poi confermerà il tormento dei ripensamenti. [...]

Una squadra chiamata A.C. Sossano. Storia di 50 anni del calcio sossanese

Alberto Cogo - Raffaele Lembo

Le pagine scritte sono il miglior modo per conservare i ricordi. Ed io, ex giocatore di Terza Categoria, il più basso gradino del dilettantismo, porto nel cuore il mio passato di attaccante nella A.C.Sossano, al pari, o forse più, di chi oggi è un professionista mercenario di serie A. Entrai in prima squadra a 15 anni. Avevo appena perduto mio padre, stroncato dalla leucemia, e nel mondo del calcio sossanese cominciai a ricostruirmi degli affetti. Lasciando casa per andare agli allenamenti serali, sentivo che mi incamminavo verso un’altra famiglia che mi accoglieva. Nel nuovo campo incontravo ragazzi di diverse età, alcuni sposati, ed un gruppo di dirigenti ed accompagnatori che ci facevano sentire importanti. Il concetto chiave di questo sport è il gioco di squadra, e ciò comporta altruismo e modestia, doti che spesso riconoscevo fra i miei compagni anche fuori dal campo. Alcuni di loro li ritrovavo impegnati nel sociale, molti sono stati eletti e si sono distinti come consiglieri comunali. Sono sicuro che oggi mi ritroverei una personalità diversa, se mi fossero mancati quei dieci anni vissuti nell’ambiente del calcio del mio paese. Contribuì anche al mio sviluppo mentale. [...]

In viaggio con San Teobaldo di Provins: la vita e il culto in Europa del patrono di Sossano e Badia Polesine

Alberto Cogo

La presente pubblicazione ha l’intento di far conoscere la figura del santo francese, che visse la parte più spirituale e più significativa della sua vita, in terra vicentina fra Lumignano e Sossano, e del quale ci si appresta a celebrare la ricorrenza del millennio dalla sua nascita, avvenuta quasi certamente nel 1017 nella città di Provins. La popolarità di San Teobaldo è rimasta integra per tutto il Medioevo per poi affievolirsi in epoca moderna (quindi fino all’inizio del XIX secolo) per poi cadere nell’oblio dopo la metà dell’Ottocento, dopo l’Unità d’Italia. Nonostante l’impegno di due parroci sossanesi, don Ippolito Porra, nel 1926, e Mons. Antonio Mistrorigo, nel 1950, e di un parroco noventano, don Giuseppe Garzaro, nel 2003, che ne pubblicarono la Vita, possiamo constatare che i loro sforzi di riproporre la figura del San Teobaldo, non hanno ottenuto l’effetto sperato. Oggi del popolare santo francese, che visse gli ultimi anni della sua vita nel Vicentino, del quale portano il nome (Saint Thibault) otto paesi della Francia, a cui sono dedicate chiese ed altari in mezza Europa e che, agli inizi del 1800, è stato adottato come Santo Patrono dai patrioti italiani (in particolare dalla setta dei Carbonari, a cui era iscritto anche il giovane Giuseppe Mazzini), non rimane che una flebile memoria. [...]

Il Novecento a Villaga

Anticamente Villaga era chiamata col termine latino "Viraga", presente nel regesto del 1262 e negli Statuti del 1275 e citato in veri documenti della seconda metà del secolo XIII. Secondo la tradizione, il toponimo deriva forse da "viridum", verde, riferito alla conca verde in cui si trova il paese, adagiato ai piedi dei Colli Berici. Le origini di Villaga appaiono legate al periodo longobardo, confermate dalla dedicazione della chiesa parrocchiale a S. Michele Arcangelo. I Longobardi, infatti, riconoscevano nell'Arcangelo S. Michele armato il patrono del loro sentimento cavalleresco. Probabilmente Villaga venne fondata dopo che Vicenza deivenne sede di uno dei trentasei ducati del regno longobardo. In un documento del 1066 e in uno successivo del 1268, Villaga risulta compresa nella curia di Barbarano. La chiesa parrocchiale era infatti un'antica cappella della vicina pieve di Barbarano; più tardi divenne matrice della chiesa e parrocchia di Santa Lucia di Pozzolo. Storicamente il Comune di Villaga nacque in seguito alle modifiche che riguardarono l'ordinamento del territorio vicentino a partire dal Duecento, epoca in cui venne smembrata la giurisdizione di Barbarano e furono creati i tre Comuni autonomi di Barbarano, Mossano e Villaga.

Terzo incontro in ricordo di Michelangelo Muraro. 15 maggio 1994

Il terzo incontro in ricordo di Michelangelo Muraro ha confermato l'affetto degli amici, la memoria della Comunità di Sossano e l'apprezzamento di quanti conoscono la sua opera, condividono i suoi interessi e hanno presente il suo metodo di studioso. Allievi, colleghi ed estimatori hanno reso significativo il ricordo presentando ed ascoltando relazioni su studi e ricerche che si ricollegano all'attività di Michelangelo Muraro, confermando così, con l'affettuosa espressione del ricordo, il riconoscimento del suo ruolo di Maestro. Egli continua, in questo modo, non solo a vivere nei nostri cuori, ma anche ad alimentare in noi nobili sentimenti, come l'amore per la natura, per l'arte e per le tradizioni e la storia della civiltà di cui siamo gli eredi, quella della nostra terra, che Egli ha amato, del nostro Veneto, in cui ha operato, e della cultura umana, alla quale ha dato significativi contributi. Sarà nostro impegno conoscere, conservare e continuare la Sua opera. [...]

Quarto incontro in ricordo di Michelangelo Muraro. 15 maggio 1995

Michelangelo Muraro nasce a Sossano nel 1913, si laurea nel 1937 all'Università di Padova, avendo come relatore il professor Giuseppe Fiocco, partecipa attivamente alla vita culturale del tempo. Nel secondo dopoguerra fu con Giuseppe Mazzotti e gli Ispettori onorari ai monumenti della nostra regione fra i promotori della prima mostra sulle ville venete. A partire dagli anni '60 l'attività accademica e l'insegnamento, prima all'Accademia delle Belle Arti e poi alle Università di Trieste e Padova, assorbirono gran parte del suo tempo e del suo impegno: Venezia ed il mondo artistico veneto restarono però sempre al centro del suo interesse, pensiamo agli studi su Paolo Veneziano, Carpaccio, Tiziano, Pordenone, Bassano, Tiepolo e i Guardi. Profondamente legato al suo paese natale, dedicò il suo primo studio di storico dell'arte al dipinto con Sant'Anna e la Vergine Maria Bambina di Jacopo Bassano, presente un tempo nella chiesa parrocchiale di Sossano e oggi al museo di Bassano del Grappa. La donazione delle sue pubblicazioni e di libri della sua biblioteca dedicati alla storia dell'arte del Basso Vicentino, fu alla base della costituzione, in occasione del suo settantesimo compleanno, della sezione di storia dell'arte della Biblioteca Comunale di Sossano. [...]

Sesto incontro in ricordo di Michelangelo Muraro. 15 maggio 1997

Presentare le comunicazioni e gli interventi, tenuti in occasione del sesto incontro in ricordo di Michelangelo Muraro, costituisce per me e per l'Amministrazione comunale un atto che intende contribuire a fissare nel tempo un appuntamento ormai divenuto importante punto di riferimento culturale per la nostra comunità. Le lezioni qui raccolte con la consueta cura sono, com'è tradizione, rivolte all'approfondimento di tematiche care al professor Muraro, in particolare allo studio di quella "civiltà delle ville venete" cui egli ha dedicato tanta parte delle sue ricerche. Illustrano l'importanza dell'acqua e dei giardini negli edifici di villa, ne interpretano le iconografie e gli apparati simbolici delle decorazioni, affrontano le problematiche riguardanti la conservazione e il restauro di questi antichi manufatti artistici. Anche quest'anno non possiamo, dunque, che esprimere il nostro compiacimento per un impegno che ci vede tutti condividere quell'amore disinteressato per la ricerca che ha caratterizzato la vita dello studioso che così vogliamo onorare. [...]

Pensieri, memorie, ricordi. Lungo la strada Brendola - Alte Ceccato

Ho incontrato in questi giorni, andando per biblioteche, una ragazza iscritta alla facoltà di pedagogia all'Università di Padova che, dopo aver visto il mio ultimo libro "Nuovi Sentieri" - Considerazioni di un medico sul senso della vita -, con indifferenza, a sorpresa, mi ha chiesto: "Ma lei lo ha trovato?". Prontamente la risposta è stata un "Sì" deciso e sicuro, ma i dubbi sono sorti poco dopo, appena uscito dalla biblioteca. Mi sono interrogato su quanto scritto e affermato fino a tale momento e inevitabilmente non sono stato più così certo e sicuro della risposta data. Ho pensato che forse ero stato troppo presuntuoso e che ancora ignoravo tante cose, troppi precedenti della mia vita passata e delle mie radici. In tutti questi anni ho cercato di crescere, maturare, rincorrere nuove conoscenze, senza mai preoccuparmi più di tanto di parenti e antenati che mi avevano preceduto, dando origine al mio DNA. La convinzione di essere unico e irripetibile fa dimenticare che si deve a qualcuno, nato prima di te, i fondamenti di quello che sei e stai per diventare. Una passione quasi violenta e totalizzante di conoscere i miei avi mi ha colpito repentinamente, senza lasciarmi il tempo di riflettere e dosare le mie energie, il mio tempo. [...]

Brendola. Itinerari turistici tra storia, arte, religione, natura

L'associazione Laboratorio Brendola continua nella sua opera di valorizzazione del territorio, delle persone e di quanto offre la comunità. In considerazione dell'esistenza di una discreta pubblicistica e di sufficiente materiale di divulgazione su Brendola, abbiamo deciso di realizzare la prima guida turistica con lo scopo di diffondere la conoscenza del nostro patrimonio e favorire quanti decideranno di trascorrere del tempo in paese, alle porte dei Colli Berici. La guida si presenta con un taglio e un formato particolari, per coniugare insieme agilità di consultazione, informazioni storico-artistiche essenziali, descrizione di circuiti e percorsi ambientali-paesaggistici, notizie utili per muoversi in un territorio comunale variegato e ampio. Le pagine che seguono permettono, anche ai concittadini, di apprezzare la ricchezza e le opportunità che la nostra terra offre a quanti sanno guardare con attenzione alla vita e all'ambiente circostante. A volte si è tentati di pensare che l'erba del vicino è sempre più verde, trascurando di coltivare quanto si possiede e dimenticando tutte le potenzialità future. [...]

Un paese di campagna diventa polo industriale

Ogni libro che nasce dovrebbe portare un contributo alla conoscenza e alla comprensione di noi stessi e della realtà che ci circonda quotidianamente. Talvolta rischiamo di essere assimilabili all'ambiente di vita e di lavoro senza coscienza dell'essenza personale che sfuma e si perde nelle cose che usiamo o produciamo. La capacità di mantenere, costruire una identità personale e collettiva è prerequisito per valutare, indirizzare il nostro operato. Ho tentato di mettere in evidenza con il libro "Il nostro territorio", l'importanza del quadro generale e sociale in cui scorre la nostra vita, mentre il libro "Nuovi Sentieri" ribadiva i concetti e i valori di riferimento per la persona. Infine l'ultimo impegno, "Pensieri, Memorie, Ricordi" era teso a richiamare, in questo momento storico, il peso della storia e della identità di un paese. In tempi di sconvolgimenti sociali, generazionali ed internazionali, tanti sono propensi a leggere e capire gli avvenimenti entro una stretta logica personale e paesana, entro schematismi classici di destra e sinistra, di gruppi e comitati, ignorando che i problemi e il futuro non sono definibili con questa logica ristretta. [...]

Settimo e ottavo incontro in ricordo di Michelangelo Muraro. 15 maggio 1998 e 1999

Anno dopo anno, da quando nel 1992 si è tenuto il "Primo incontro in ricordo di Michelangelo Muraro", è stata nostra cura raccogliere le relazioni degli studiosi di volta in volta intervenuti nel corso delle manifestazioni, e presentarne la pubblicazione in occasione dell'appuntamento successivo. Per cause indipendenti dalla nostra volontà, l'anno scorso ciò non è stato possibile e la consuetudine si è interrotta. Annodando ora il filo, abbiamo riunito in questo volumetto gli interventi del 1998 e quelli del 1999, e ci auguriamo per il futuro di essere puntuali come per il passato. Nel ringraziare ancora quanti, colleghi, amici, allievi del Professore, hanno contribuito alla sua realizzazione, siamo liete di consegnare questo segno tangibile di come sia vivo il ricordo di Michelangelo Muraro e vitale, anche a distanza di tempo, il suo magistero accademico e spirituale. [...]

Vo', un borgo, un fiume, una comunità

Un paese, un territorio, una comunità presentano sfaccettature, connotazioni, aspetti diversi e variegati, tutti degni di nota e attenzione. La ricerca e lo studio storico si possono focalizzare anche su frammenti di un territorio alla scoperta di avvenimenti e storie di vita. Il borgo di Vo' è legato storicamente e geograficamente alle vicende dell'intera comunità brendolana di cui ormai si conoscono gli elementi portanti. Questa premessa ci autorizza a mettere in rilievo quindi alcune annotazioni trascurate in altre pubblicazioni. A partire dagli anni '60 abbiamo registrato una rivoluzione tecnologica e industriale che ha modificato la vita del nostro paese e della nostra regione. La vita quotidiana del contadino, i suoi ritmi di lavoro intatti per secoli, i suoi legami con la terra e con i tradizionali metodi agricoli hanno subito le trasformazioni e i cambiamenti indotti dal nuovo sistema impostosi in qualche decina d'anni. La registrazione di una nuova epoca, con le sue luci e le sue ombre, che ha segnato profondamente la nostra esistenza, non ci esonera dal rivolgere uno sguardo ad un mondo che ha rappresentato degnamente il passato e che merita di contribuire al fututo. [...]

Il Veneto nel libro antico. Repertorio bibliografico e guida al libro d'antiquariato

Oltre dieci anni fa l'idea di costruire uno schedario personale per catalogare le opere sul Veneto, doveva essere uno strumento alla mia passione bibliofila. Invece col tempo gli appunti e le fotocopie prendevano spazio e pagine, tanto da rendere necessaria la loro traduzione in più pratici archivi informatici. Nel giro di qualche anno questa raccolta divenne un ottimo supporto anche per amici collezionisti e bibliomani, tanto da convincermi che in fondo valeva la pena di fare uno sforzo e pubblicarlo. L'introduzione dell'euro mi ha poi costretto a procedere alla traduzione dei prezzi nella nuova moneta, per adeguare la guida alle esigenze del tempo. Il volume "Il Veneto nel libro antico" non ha la pretesa di essere un testo bibliografico ma un manuale pratico e semplice per servire da guida sia al bibliofilo che al libraio, uno strumento utile per conoscere le quotazioni delle opere di interesse veneto e di storia locale che sono apparse sul mercato antiquario dal 1990 al 2000. Non è certamente un'opera completa, tuttavia chi la utilizzerà saprà trovare i referenti per una adeguata conoscenza delle opere, ma dovrà anche interpretare i prezzi che, a volte, vengono da alcuni librai espressi con troppa disinvoltura. [...]

Mestieri e consuetudini di un recente passato

Questo quadernetto è dedicato ad un patrimonio brendolano quasi dimenticato e in via di estinzione. Agli albori del terzo millennio l'Associazione Laboratorio Brendola ha pensato di richiamare e trasmettere a quanti dimorano nel territorio tanti antichi saperi e vecchie consuetudini, a testimonianza di una cultura popolare, che ha costituito e continua ad essere la base dell'attuale sviluppo e del nostro futuro. L'intento non vuole avere connotati nostalgici e rievocativi di un passato recente come momento felice e senza tensioni, sofferenze, difficoltà economiche e sociali, ma evidenziare come il sistema di vita locale sapesse rispondere alle necessità e ai bisogni del tempo nel rispetto di alcuni principi e valori condivisi. E' la storia di piccoli e continui adattamenti alle esigenze della casa, del lavoro, attraverso la realizzazione di manufatti, attrezzature, lavorazioni antiche e nuove. Per praticare tali arti e mestieri erano necessarie, contrariamente a quanto si pensa, conoscenze complesse che si apprendevano fin da piccoli e che diventavano bagaglio culturale personale di autonomia ed autosufficienza per tutta la vita. [...]

San Cassiano. Visita guidata all'eremo di Lumignano - Vicenza. Segreti scritti nella roccia

Il primo evento in cui è coinvolto l'eremo di San Cassiano è una leggenda popolare, tramandataci dagli storici vicentini. Adelaide, divenuta regina d'Italia dopo la morte del consorte Lotario, Re d'Italia dall'818 all'855 e figlio di Ludovico il Pio, fu imprigionata nel castello di Garda. Di qui fuggita con l'aiuto del monaco Martino, "venne con lui nel vicentino, dove stette alcun tempo nelle grotte o caverne del Romitorio di San Cassiano, di che ancor per tradizione si conserva la memoria et si mostra una piccola caverna dove si dice che lei abitava". Tuttavia nessuna fonte scritta attesta l'esistenza dell'eremo e della chiesa di San Cassiano prima del secolo XII. Il 29 febbraio 1164 il Conte di Vicenza Uguccione Maltraversi ricevette in feudo dal Vescovo di Padova, Giovanni, il "Sasso di San Cassiano". Il documento che fissa per iscritto l'evento si trova nell'Archivio della Curia vescovile di Padova e testimonia l'assenso da parte dei canonici padovani. Uguccione Maltraversi ottenne ogni diritto, eccetto "la chiesa di San Cassiano ed ogni reddito e diritto dei chierici della stessa chiesa, eccetto anche la terra coltivata dai servitori della stessa chiesa". [...]

Frammenti di civiltà: la casa rurale

Terzo millennio: anno 2002. Questo libretto è la continuazione e il completamento del precedente quaderno "Mestieri e consuetudini di un recente passato". E' una raccolta di testimonianze di un paese e di un mondo contadino ormai in estinzione. L'ubertosa e fertile campagna brendolana, a partire dagli anni '60, ha lasciato il posto a nuove case, edifici e capannoni. Il volto del paese è cambiato radicalmente e il mondo contadino è stato sostituito dalla civiltà industriale. Era un mondo comletamente diverso, dedito a soddisfare i bisogni primari ed essenziali attraverso il lavoro dei campi, che ignorava quasi totalmente il mercato e che aveva ritmi e tempi ormai dimenticati. Era una civiltà statica, immobile e rigida, con una religiosità marcata e poche innovazioni tecniche. Era una società patriarcale e ben definita nei ruoli, che si esprimeva attraverso il duro lavoro dei campi e dipendeva tantissimo dai cicli stagionali. Anche l'abitare, meglio, il dimorare della gente presentava caratteristiche stilistiche, architettoniche ed urbanistiche consone al tempo e ai mezzi disponibili. [...]

Emozioni fiorite

Vorrei, prima, contarvi qualche esperienza davanti a queste immagini: ottantatré. Più che foto son quadri, che la mente pennella, colori d'ogni senso, ombre d'anima. Un Codice Miniato, che tu non puoi sfogliare, a colpi d'occhio, e già trascorso via. Ciascuna foto ti seduce al guardarla, ché Lei ti fissa: non sai muoverti più. E cadi come in estasi davanti al Giglio di san Giovanni. L'arancio suo stellare ti rapisce. E ti sommuove l'ondare dello spirito. Lo potresti chiamare meraviglia, "per come è" la sinfonia di stami e di pistilli al Fior del Cappero. Oppur stupore "per il fatto che c'è" quell'erba radicale: nella sua barba bianca la Piantaggine. O, forse meglio, tremore mistico, perché quel dispanare, così terrestre, trascende il cosmo: oh le falene gialle dell'Artemisia! E, mentre adagio adagio volti pagina, qualcosa d'impensato ti sorprende: evidente. Quegli incanti li incontri da una vita, o mio distratto. Di piedi quotidiani che calpestano le Erbe Molte, mangiate dai bisavoli, perché, alla fine, tu ti potessi bear di questa luce. Tonto non te ne accorgi. Eppure le Pervinche, Minor e Major, bordano il fosso che la tua bici scorre, da ruota a ruota. [...]

L'acqua. Conquista vitale di una comunità

Brendola o Brendole, il toponimo, secondo la tradizione significa acque, cioè ricchezza d'acqua. Ma dove? In collina o in pianura? Occorre cercare nella geologia del territorio brendolano in piena era terziaria, quando buona parte dei Lessini ad occidente e dei Berici ad oriente fu coinvolta in una intensa e spettacolare attività vulcanica. In quel tempo il territorio brendolano collinare era occupato da un mare poco profondo con clima tropicale, ove andavano a depositarsi sedimenti, resti e frammenti di organismi. Questa parentesi continentale ha breve durata: ben presto nell'eocene superiore un nuovo mare che avanza da est invade il nostro territorio. Ma i Berici (e in parte il territorio brendolano) riemergono definitivamente dal mare verso la fine del miocene, quando ha inizio l'azione modellatrice degli agenti atmosferici fino al raggiungimento della morfologia attuale. Fra gli agenti della degradazione, importante è il fenomeno del carsismo, creando un paesaggio caratteristico che si esprime bene anche a Brendola, con i due altopiani carsici relitti: il Monte Spiado e i Monti Comunali, dove sono presenti numerose grotte e voragini (una quindicina le più note). Tutte queste forme carsiche svolgono la funzione di raccogliere l'acqua piovana e smaltirla in profondità da dove, dopo un percorso sotterraneo, ritorna in superficie attraverso sorgenti carsiche: le due maggiori sono la fontana del Lavo (dalla quale ha avuto origine l'acquedotto Piovene) e la fontana Proetta, situata al Maraschion. [...]

Decimo e undicesimo incontro in ricordo di Michelangelo Muraro. 15 maggio 2001 e 2002

Questo quaderno raccoglie alcune delle comunicazioni che si sono tenute durante il decimo e l'undicesimo incontro in memoria di Michelangelo Muraro, il 15 di maggio del 2001 e del 2002. Partendo da un'affermazione del Professore contenuta in uno suo studio dedicato a Giambattista Piranesi, nel primo contributo, Johanna Fassl dà una lettura iconologica del gruppo di astanti "orientali" che appare nel dipinto con l'Incoronazione di spine di Giambattista Tiepolo conservato nella chiesa di Sant'Alvise a Venezia. Assimilandole al "coro" di una tragedia greca, la ricercatrice spiega il significato di quete figure, testimoni muti e distaccati che, proprio celando agli spettatori le loro reazioni emotive, li inducono ad "un viaggio meditativo attraverso il pensiero, ad un dialogo interiore, guidato essenzialmente dalla forza della fantasia". L'arte religiosa di Tiepolo, accusata talora di superficialità, nello studio della Fassl rileva complessità e profondità inattese. Dedicato alla Donna che nuota sott'acqua, una scultura di Arturo Martini, il secondo saggio riporta in luce il vivo interesse che Michelangelo Muraro nutriva anche per l'arte moderna e le sue frequentazioni con gli artisti contemporanei. [...]

Villa Arnaldi Brojanigo, una nobile casa di campagna a Pojana Maggiore

Quando vi torno, dopo anni di lontananza, la Villa è disabitata, le porte sono aperte, quindi è chiaro che chiunque lo desideri, può vagarvi liberamente. Ciò mi sorprende, e m'inquieta. Appena vi entro, a venirmi incontro sono una desolata ragnatela di penombre polverose, segno dell'incuria e della rovina, e le tracce inequivocabili della deturpazione più totale, come se per questa casa, un tempo così prestigiosa, soltanto lo scempio più dissennato fosse l'unica condizione possibile. Rottami abbandonati qua e là testimoniano silenziosamente di eventi incontrollati, alla scala, qualcuno forse in cerca di oggetti rari, ha strappato una parte della ringhiera, perfino il pavimento della sala, a grandi riquadri di pietra serena, mostra i segni di una qualche assurda violazione. Adesso, nemmeno se m'implorassero andrei oltre, troppo mi lacera il pietoso soggiacere di questa abitazione, tanto amata, a danni dovuti senza dubbio alcuno alla noncuranza di chi l'ha in custodia, ed esco sconvolta, senza voltarmi indietro. E' davvero anonimo e squallido il vasto territorio retrostante, dove ora mi aggiro, ancora un po' frastornata da quanto ho appena visto: scomparso l'antico pozzo, e i rimasugli del vetusto brolo sono le dure erbacce perennanti dell'incolto a ricoprirli interamente, e a mascherare uno strano rialzo, che risalta abbastanza evidente in quella distesa uniforme e trascurata. [...]

Guardiani delle acque. I consorzi di bonifica dalla Valle dell'Agno alla Riviera Berica. Volume primo

"E Dio disse: - Le acque, che sono sotto il cielo, si ammassino in una sola massa e appaia l'asciutto -. Così avvenne: le acque, che sono sotto il cielo, si ammassarono nelle loro masse e apparve l'asciutto. E Dio vide che ciò era buono". Ispirata da finalità religiose, rivisitate in ambienti umanistici neoplatonici, circolava nel Cinquecento, per opera dell'illustre studioso, scrittore e mecenate veneziano Alvise Cornaro, l'ideologia della Santa Agricoltura, secondo la quale l'attività di bonifica è la continuazione, appunto, dell'opera divina di separare le acque dalla terra. Cos'altro è, infatti, la bonifica se non l'approntare tutti i mezzi utili per dividere e allontanare dai terreni paludosi le acque indesiderate? In questo lavoro, dal quale e per il quale nell'antichità erano sorte e si erano organizzate le grandi civiltà fluviali della Mezzaluna Fertile, durante il Medioevo, in Italia, si erano distinti i Benedettini, di cui i patrizi veneziani ammiravano e invidiavano le migliaia di campi, dalla Bassa Padovana fino a Chioggia, bonificati sul finire del Quattrocento dalla Congregazione di S. Giustina. C'erano poi altre regioni, un po' meno nobili, a cui il patriziato veneziano, più lesto a separare le acque dalla terra che lo spirituale dal temporale, non sapeva restar sordo. [...]

Dodicesimo incontro in ricordo di Michelangelo Muraro. 15 maggio 2003

"Nel periodo di preparazione del mio testo, è venuta a mancare Maria Teresa Muraro, il suo calore umano e il suo spirito acuto rimarranno sempre presenti a noi tutti assieme al ricordo di Michelangelo". Con queste parole Staale Sinding Larsen, lo studioso e amico norvegese, chiude il suo intervento. E noi abbiamo scelto di premetterle a questa raccolta di saggi perché esse interpretano il nostro stesso desiderio che alla memoria del Professore si unisca d'ora in avanti anche il ricordo di Maria Teresa Muraro. Secondo la consuetudine dedicate a temi di storia dell'arte e di cultura veneziana e veneta, le lezioni che qui pubblichiamo iniziano con lo studio condotto da Larsen su di una serie di ritratti e monumenti funebri eseguiti a Venezia nel tardo Medioevo e nel primo Rinascimento. Individuando generi e tipologie, corrispondenti a posizioni sociali o ruoli politici diversi, l'iconologo spiega come la Serenissima, riguardo alla ritrattistica pubblica, dettasse regole e norme precise, alle quali dovevano sottostare sia gli artisti sia i committenti, e sul cui rispetto vigilava la temuta magistratura del Consiglio dei Dieci. [...]

Il coraggio dell'altruismo. Spettatori e atrocità collettive nel vicentino 1943 - ’45

La memoria è la capacità dell'uomo di ricordare, conservare le tracce del passato, interpretarne i frammenti, ma anche di ricostruire le basi dell'identità, individuale o collettiva, la cui ricerca è una delle attività fondamentali dell'individuo e della società del presente. La memoria salva la coscienza nella precarietà fluttuante del tempo, rafforza la consapevolezza, costruisce l'io, ossia la personalità come sentimento riflesso della continuità del passato, attraverso il flusso dei ricordi che riemergono nel presente in rappresentanza del passato. "Il ricordo ci connette, lungo la catena delle generazioni, attraverso la lingua, gli usi e i costumi, alla storia collettiva, anche alla storia di quelli che non hanno storia". La memoria è una facoltà che dimentica, è selettiva perché filtra, sceglie, archivia, pertanto il richiamo contro l'oblìo deve evitare di diventare la difesa di una selezione di alcuni fatti fra gli altri: quella che assicura ai suoi protagonisti di mantenersi nel ruolo di eroe, di vittima o di moralizzatore, in opposizione a tutt'altra selezione, che rischierebbe di attribuire loro altri ruoli meno gratificanti. [...]

Arcugnano 1951-2001

Il comune di Arcugnano nasce agli inizi dell'Ottocento dall'aggregazione, voluta da Napoleone, dei sei piccoli comuni di Pianezza, Villabalzana, Lapio, Fimon, Pilla e Arcugnano. Da allora l'identità dei paesi è stata mantenuta dalle parrocchie che territorialmente avevano la stessa conformazione dei precedenti comuni, tranne quello di Pilla che faceva capo alla parrocchia di Arcugnano. Il territorio del comune di Arcugnano occupa la parte Nord orientale dei Colli Berici costituita dalle Valli di Fimon, dai monti che vi si affacciano e da una metà circa delle Valli di S. Agostino. La sua area si estende per 41.54 Kmq ed è compresa tra i 413 e i 26 metri di altitudine sul livello del mare. Al suo interno si trova il lago di Fimon, l'unico della provincia di Vicenza, che attualmente è lungo circa 1200 metri e largo 400. Fino al secolo XIV la sua superficie era molto più ampia interessando tutta la vallata da Longara, a Pianezze, a Fimon. Le Valli di Fimon hanno conosciuto un'interessante stagione di frequentazioni da parte dell'uomo a partire dal Neolitico, caratterizzata da strutture abitative di tipo palafitticolo, ampiamente studiate a partire dalla fine dell'Ottocento. Quasi nulle sono le testimonianze dell'epoca romana e dell'Alto Medioevo. La storia documentata inizia dopo il Mille. [...]

Dal fronte alla prigionia. La Grande Guerra 1915-1918. Il lungo viaggio di Gino Zimello

Gli anni passano ed aumentano i ricordi del passato, a volte gioiosi a volte tristi. Oggi sono numerose le rievocazioni, le pubblicazioni della Grande Guerra, ma non sempre soddisfano, per obiettività, equilibrio ed interesse, i lettori e quanti hanno in mente ancora qualche loro antenato, che di quelli eventi fu attore partecipe. In questo tempo di grandi sconvolgimenti, di terrore, di guerre, ci tornano alla mente episodi già visti e narrati da scrittori e personaggi ormai famosi. La Prima Guerra Mondiale ha lasciato alle spalle tante sofferenze, feriti e morti che il tempo ci ha aiutato a dimenticare e ricordare con maggior serenità. La riflessione permette di recuperare il senso della vita ed il valore della pace. Abbiamo avuto la fortuna di scoprire la corrispondenza di un nostro concittadino, conservata quasi integralmente e con estrema cura per oltre novant'anni. Dentro alle lettere ed alle cartoline si possono riscoprire e toccare quasi con mano le esperienze umane del soldato chiamato a difendere la Patria, nello stesso tempo le sue preoccupazioni, la sua fame, i suoi pensieri, le sue pene provocate dalla guerra. [...]

Bàgoli, bàcari, betòneghe. Origine, storia, etimologia e tradizione nei modi di dire veneti

Come dare torto ad Ennio Flaiano quando firmò negli aforismi un "coraggio, il meglio è passato"? A pescare nella storia, anche per gioco, c'è da stupirsi e da imparare, soprattutto quando il filone della ricerca documentaria si intreccia alla raccolta di sapienze e virtù popolari. Queste ultime sono espressione - e depositarie insieme - di linguaggi antichi il cui riverbero si allunga come un'ombra amica su quelli che verranno. Quanti detti secolari e apparentemente obsoleti a tutt'oggi sono incisi nel discorrere comune, andando a comporre i famosi "modi di dire" che si tramandano di padre in figlio! Proprio i "modi di dire" fotografano spesso personaggi e situazioni meglio della ricchezza di nomi e aggettivazioni offerta dal vocabolario. Il problema è che spesso nessuno sa "perché si dice così". A mettere un qualche ordine ci prova Emilio Garon - non nuovo a prodotti editoriali nati dalla convergenza di curiosità e di competenza - in questo testo che indaga sul parlare veneto, con affondi originali sulla storia della Serenissima, che Repubblica com'è stata ha generato regole, usi e costumi inimitabili, oltre a partorire una schiera di straordinarie figure di potenti e sbeffeggiatori (il satirico Emilio Giannelli sostiene che "poter ridere di chi è percepito come intoccabile è sempre stata importante conquista per chi quel potere lo subisce"). [...]

Ghe jera 'na volta. Racconti della narrativa popolare del basso vicentino

Per tanti anni ho sognato di tornare al rassicurante tepore di lunghe sere vissute da me, bambina, altalenando dolcemente tra la veglia e il sonno, mentre una voce pacata arabescava con un suo filo d'oro temi fantastici, tali da suscitare indimenticabili emozioni, sì che il godimento di quelle ore diventava un qualcosa a cui guardare con intenso desiderio dopo il trito vivere dei giorni. A venirmi incontro erano scenari a tinte forti, dove si animavano straordinari eventi, e un affollarsi di personaggi il cui inesausto viaggiare mirava alla ricerca di una meta che consentisse loro il raggiungimento di uno stato migliore di quello che stavano vivendo, la magia continuamente vi faceva capolino. Il coraggio e la determinazione trasformavano quei personaggi in autentici erooi, incuranti delle fatiche e dei pericoli che sempre dovevano affrontare al fine di superare ogni prova, uscendone vincenti. Senza alcun dubbio erano irreali, eppure intimamente legati al quotidiano di un mondo mai sufficientemente descritto e conosciuto, spesso inquietante nelle sue manifestazioni e nei suoi fenomeni. L'idioma degli affetti riverberava tranquillo la sua naturale forza espressiva, il suo arcaico venire da lontananze d'altro tempo, ed era un tempo-non tempo ad affacciarsi dopo il "Ghe jera 'na volta..." d'avvio, che possedeva da sempre la chiave, o la fortuna, d'uno sterminato universo a cui, anche se non c'era pane nella madia, tutti potevano accedere, e impadronirsi del meraviglioso, fino a immedesimarsi con ogni suo stupendo balenare. [...]

Microstoria di piccole comunità: Caldogno, Cresole, Rettorgole...Anconetta

Il presente lavoro è una ricerca sulla storia minore di Caldogno: fatti marginali, edifici secondari, corsi d'acqua, particolari artistici, ai quali non si è voluto di proposito attribuire alcuna relazione etico comportamentale o sociale, ma solo rilevarne l'accaduto o l'esistenza. Non è un lavoro organico, ma raccolta di notizie storiche inedite che danno per scontata la conoscenza delle pubblicazioni relative alla storia di Caldogno e paesi contermini, date alla stampa finora, che sono state le prime ad essere consultate, indispensabili per gli orientamenti storici, anche se l'approfondimento di alcune indagini hanno comportato conclusioni diverse. Si scorazza di volta in volta per le varie epoche per seguire non solo l'argomento, ma anche un singolo elemento come un mulino, una strada... Non essendo l'estensore di questa ricerca né uno storico, né uno scrittore, i lettori dovranno accontentarsi di quello che egli presenta, quasi nello stesso modo con il quale egli stesso ne è venuto a conoscenza. Piccole scoperte e divagazioni sono sparse un po' ovunque, per lo più nelle note, così come suggerite di volta in volta dagli elementi di informazione trovati lungo il percorso. [...]

Monticello di Lonigo. La gente, i luoghi, i ricordi

Silvano Franchetti, una decina di mesi fa, mi ha chiesto se avessi il tempo e la voglia di correggergli un centianio di pagine aventi Monticello come argomento; quando ho accettato di farlo non immaginavo neppure lontanamente che quella correzione e revisione avrebbero portato a questo risultato. E' difficile ora per me formulare un giudizio su un testo che ho letto e sistemato più volte, e in cui trovano spazio tanti argomenti a me cari perché riguardano il paese dove sono nata e in cui vivo tuttora. In queste pagine si snodano parole ed immagini di persone che, nella maggior parte dei casi, purtroppo, non potranno vedere questo libro. Molte di queste persone io non le ho conosciute, anche se vivevano a poche centinaia di metri da me, e di loro ho saputo qualche cosa solo attraverso le parole dei miei genitori; le conosco ora, grazie a queste pagine. Questo libro, a prima vista, sembra un affastellarsi caotico di ricordi e di testimonianze orali, in realtà invece un filo, apparentemente invisibile, lega ogni singolo capitolo. Dopo un'ampissima panoramica, che costituisce un variopinto contenitore dove vengono inserite le più svariate informazioni relative alle vie di Monticello, l'obiettivo si restringe e l'attenzione si focalizza su quelli che sono stati i personaggi più "celebri" di Monticello o meglio quelli che si sono differenziati maggiormente e, come dice l'autore, hanno lasciato "una traccia ancora nitida" nei nostri ricordi. [...]

Guardiani delle acque. I consorzi di bonifica dalla Valle dell'Agno alla Riviera Berica. Volume secondo

Le cose che ci costano fatica e impegno ci sono più care. Difficile, pertanto, immaginare quanto gradita ci sia la pubblicazione di questo secondo volume dei "Guardiani delle acque", che avevamo promesso in occasione della presentazione della prima pubblicazione. A distanza di due anni, durante i quali ci siamo impegnati a trovare le adeguate risorse economiche, forti della convinzione che quest'opera doveva essere completata, onoriamo con gran soddisfazione l'impegno preso. Il secondo volume infatti, non aggiunge "qualcosa" ad un discorso in sé concluso, ma è il necessario e logico completamento del percorso intrapreso, in grado di dare un quadro d'insieme organico al lavoro fin d'ora svolto. Ricordiamo che l'opera, nella sua interezza, ripercorre la storia del Consorzio di Bonifica "Riviera Berica", seguendo questo schema: nel primo volume, si ripercorrono le tappe più significative dell'istituzione dell'ente consortile, nato nel 1978, a seguito della fusione di numerosi consorzi dislocati sul territorio, descrivendo anche la storia dei Consorzi di Bonifica "Ottoville", "Valli di Fimon" e "S. Agostino", poi confluiti nell'attuale struttura consortile, che ha sede a Sossano. Il secondo volume procede con l'illustrazione di altri consorzi quali il "Liona Frassenella", il "Ronego", il "Fiumicello Brendola", e di altri minori della vallata dell'Agno la cui conoscenza è fondamentale per comprendere la realtà dell'attuale unico comprensorio della Riviera Berica. [...]

Quattordicesimo e quindicesimo incontro in ricordo di Michelangelo Muraro. 15 maggio 2005 - 15 maggio 2006

Le comunicazioni raccolte in questo quaderno sono state tenute nel corso del quattordicesimo e del quindicesimo incontro in ricordo di Michelangelo Muraro. Tranne in un caso, come si vedrà, gli argomenti trattati riguardano la storia e l'arte del territorio vicentino, a cominciare dal contributo di Marco Ferrero, sulla chiesa di San Maiolo a Lumignano. Un'indagine "quasi giallistica" nella quale lo studioso ricompone in un quadro convincente una serie di indizi e tasselli a sostegno dell'esistenza nell'alto Medioevo di una comunità monastica cluniacense in area berica. Oltre all'intitolazione stessa della chiesa, dedicata a San Maiolo, abate di Cluny dal 948 al 994, lo proverebbero, tra l'altro, l'analisi della struttura dell'edificio che ne fa risalire le origini se non al X secolo ad un'epoca di poco posteriore e la presenza di due riquadri affrescati i quali rinviano al culto di santi legati alla Borgogna e all'ordine cluniacense. Nel secondo intervento Maria Grazia Bulla ci conduce invece nel cuore della dibattuta "questione palladiana, riguardante il se, il dove, il quando e il quale progetto del Palladio sia mai stato realizzato in Campiglia dei Berici". [...]

Il territorio del consorzio di bonifica Riviera Berica negli ultimi due secoli

Nel 1796 il generale Napoleone Bonaparte scende in Italia per regolare i conti con l'Impero Austro-Ungarico. Vittorioso sulle armate nemiche, nel 1797, a Campoformio, baratta con gli austriaci la Repubblica Veneta, ottenendo in cambio le Fiandre e la Lombardia. Da allora, a parte la breve parentesi del Regno Italico (1805-1813), il Veneto rimarrà sotto la dominazione austriaca fino al 1866. Strumento indispensabile di questa, come di tutte le dominazioni straniere che si reggono sulla forza militare, sono state la capillare ricognizione e la conoscenza del territorio. I comandi militari austriaci, infatti, anche in quella occasione non persero tempo. Già nel 1798 incaricarono il colonnello Anton von Zach di disegnare la cartografia dei territori acquisiti. In meno di cinque anni gli ingegneri militari austriaci rilevarono, secondo i più moderni criteri geodetici e topografici del tempo, tutto il territorio del Veneto e del Friuli. Avvalendosi dei più abili disegnatori militari dell'Impero Austro-Ungarico, raffigurarono in china, a colori, ogni particolare militarmente e amministrativamente significativo: mari, laghi, lagune, paludi, fiumi e torrenti, ponti, strade e sentieri. [...]

Michelangelo Muraro e il sigillo del Palladio

L'interesse di Michelangelo Muraro per le ville venete è assai precoce me si colloca a ridosso della grande campagna per la salvezza di questo patrimonio della qulae egli fu tra i protagonisti e che culmino con la mostra del '52. Sono di quest'anno i suoi scritti su Tipi e earchitetture delle ville venete e il Catalogo delle ville della provincia di Venezia. Sono interessi già in qualche modo pionieristici e indicativi di una vocazione che si verrà esplicitando con sempre maggior chiarezza negli anni successivi. Le ville rappresentano un fenomeno quanto mai vasto e differenziato all'interno del quale pochi erano stati i tentativi di proporre una visione storicamente valida: era, da questo punto di vista, il terreno più favrevole per delineare, al di là del feticcio della "personalità" (ancora prevalente nel clima culturale di quegli anni fortemenete influenzato dall'idealismo di matrice crociana), un disegno complessivo cui Muraro darà il nome di "civiltà". Il passaggio fondamentale avviene nei primi anni Sessanta: è del 1964 la fondamentale conferenza all'Hertziana di Roma sulla Civiltà delle ville venete. [...]

Una giovinezza difficile. Testimonianze di donne e uomini che furono giovani durante il periodo bellico (1940 - 1945)

Nell'economia di una narrazione che vuol dare, ricorrendo alle testimonianze di cinquanta intervistati (tutti, fuorché due, vicentini), una sintetica raffigurazione degli avvenimenti cruciali vissuti e delle traversie da essi patite nel periodo bellico 1940-1945, non rientrava nei nostri intendimenti porre domande dettagliate su come avessero vissuto gli anni dell'infanzia e dell'adolescenza, antecedenti l'entrata in guerra dell'Italia. Ci bastavano pochi ssintetici ragguagli sulla famiglia d'origine (quale composizione avesse e quale ne fosse la condizione sociale ed economica); sulle scuole frequentate; sul momento di ingresso nel mondo del lavoro; sull'atteggiamento dei genitori e loro personale nei confronti del regime fascista. Altre cose, di cui diamo conto in modo largamente riassuntivo, gli intervistati hanno aggiunto nel corso delle conversazioni. Nel sintetizzare i primi anni di vita, il ricordo che accomuna la maggioranza degli intervistati è quello della grande miseria e sovente della fame sofferte. Vero è che essi erano per lo più figli di famiglie contadine povere (piccolissimi proprietari, affittuari, mezzadri, braccianti) od operaie o di genitori che s'arrabattavano con diversi e precari mestieri, ma non troppo diversa è stata la condizione di chi ebbe il padre piccolo artigiano o piccolo esercente, soprattutto nel periodo susseguente alla crisi americana del 1929 i cui effetti a catena si ripercossero anche nei paesi della nostra provincia. [...]

Sedicesimo e diciassettesimo incontro in ricordo di Michelangelo Muraro. 15 maggio 2007 - 15 maggio 2008

Giuseppina Menin Muraro, Daniela Puppulin (a cura di)

Sono qui raccolti gli interventi tenuti nel corso del sedicesimo incontro in ricordo di Michelangelo Muraro, ospitato in Villa Loschi Gazzetta a Sossano, e del diciassettesimo che, nell'anno dedicato al Palladio, ha avuto come suggestiva cornice Villa Pojana a Pojana Maggiore. Nel primo, Eugenio Marin ricostruisce le circostanze in seguito alle quali il nome di Michelangelo Muraro venne legato nei primi anni Settanta al reperimento e più tardi al restauro di un piccolo ma prezioso ciclo di affreschi romanici. Dalla vicenda emergono alcuni aspetti del suo operare sul campo che contribuiscono a delineare con maggiore completezza la figura dello storico dell'arte. E si ha anche conferma di come a distanza di tempo egli fosse rimasto ancora in contatto con quei restauratori, "vecchi appassionati ed infaticabili artigiani", con cui aveva lavorato, in qualità di funzionario della Soprintendenza ai Monumenti, nelle campagne per la salvaguardia e il recupero delle opere d'arte, soprattutto delle pitture murali, che lo videro impegnato in tutto il Veneto nel periodo del dopoguerra. [...]

Proverbi e modi di dire in dialetto vicentino

Per le strade delle nostre colline e lungo le vallate dei nostri monti, oggi giorno non si sente più risuonare il dolce eloquio del nostro amato e melodioso dialetto. Nelle famiglie la lingua dei nostri avi è usata in modo marginale, quasi cancellata. Le mamme preferiscono parlare con i loro figli in italiano, un italiano ricco di strafalcioni, allora si suggerisce e, sarebbe cosa più saggia, parlare co'l putèo in dialéto ch'el xé pì bèlo; parché se rìs-cia de cascàr da la cìcara in te'l piatèlo, ossia imparerà una lingua che non è né uno né l'altro. La diffusione della scolarizzazione più capillare, l'evento della televisione e della stampa, hanno cancellato dalla vita molti usi e costumi, incidendo profondamente anche sul parlato del linguaggio dialettale. Shopping, Weekend, Yes, Bon jour, Très bien, Garage, Kind, Walzer, Garten (Garden) e moltissimi altri inglesismi, francesismi e deformazioni di parole tedesche infiorano e deturpano la nostra parlata. Certamente queste espressioni non possono avere la pretesa di sostituire la saggezza e l'uso dei proverbi, delle metafore, degli aforismi e dei modi di dire che in passato costituivano l'ossatura portante del linguaggio comune della nostra gente vivacizzando oltremodo il dialogo. [...]

Lonigo. Cent'anni in cartolina. Numero due

Dopo il primo, ecco anche il secondo volume dedicato alla vecchia Lonigo, frutto del lavoro incrociato tra il grafico Riccardo Contro, titolare dell'omonima casa editrice, e lo scrittore Emilio Garon, collaboratore de Il Giornale di Vicenza nonché collezionista e appassionato cultore di cose antiche. Si intitola semplicemente "Lonigo", con un sottotitolo che spiega tutto: "Cent'anni in cartolina". L'originalità del lavoro di Contro e Garon sta tutta nell'idea grafica di ingrandire e riprodurre in ampio formato alcuni particolari contenuti nelle vecchie cartoline. L'angolo di una casa, l'insegna della trattoria, il ragazzo che corre in mezzo alla strada, il signore con bastone e cappello che ammira una vetrina, piccoli segni che nel cartoncino originale vengono inghiottiti dall'insieme, sono qui amplificati ed esposti con una chiarezza inaspettata. Le nuove tecnologie di riproduzione e di stampa rendono possibile il miracolo di dare vita ad una città che non c'è più se non nel ricordo di chi ancora sopravvive all'epoca lontana in cui piazza IV Novembre (allora piazza Cavalli) era uno slargo lastricato e deserto, reso immenso dalla mancanza di ogni tipo di veicolo che non fosse quello della bicicletta della massaia con la sporta appesa al manubrio. [...]

Memorie di un Partigiano del Basso Vicentino

Storie personali, autobiografie sono testi che vengono diffusi comunemente e quotidianamente pubblicati. Lo spazio Internet offre oggi un'ampia opportunità d'informazione. Quando però l'autobiografia si intreccia con la storia locale come quella del Maestro Merlin la "curiosità" si accentua fino a diventare interesse per il passato, per gli eventi accaduti, magari per il ricordo di un lontano parente, di un conoscente che c'era, che ha conosciuto il Maestro e ha collaborato con lui nella Resistenza partigiana per la nostra libertà e la nostra democrazia. Il titolo originario "Squarci di vita di un ottantenne" voleva significare la ricostruzione di una vita privata e personale; ma già il sottotitolo "Altra via della Storia" appare carico di novità e rivela l'impegno sul piano culturale. Affrontando la lettura del libro si capirà come le diverse scelte di titolo e sottotitolo si intersechino e si completino. Sono le memorie d'infanzia, di gioventù, di un partigiano nell'"Altra via della Storia" che intendono raccontare, anche attraverso la documentazione, il vissuto in prima persona. Così, senza affondare tutto nell'aspetto documentale riguardante il fatto storico, si pongono in risalto i fatti e le esperienze dell'autore. [...]

L'abbecedario degli umili: i dialoghi in dialetto de L'Operaio Cattolico (1889 – 1981)

Gianvito Andriolo (a cura di)

L'agricoltura veneta attraversa nel secondo Ottocento una grave crisi strutturale: "la campagna. specie con l'avvento del regno d'Italia, vive un periodo tra i più duri della sua storia recente. Fame e pellagra caratterizzano una vita già misera, quindi si tende a conquistare alla coltivazione quanta più terra possibile senza riguardo alla difesa del suolo" e "nel Veneto i 2/3 della popolazione abitano in campagna". La stessa conduzione agraria è improntata ancora su principi di mera sussistenza attraverso il sistema della cosiddetta piantata o aratorio arborato-vitato a produzione mista, sviluppatosi a partire dalla seconda metà del Seicento con la diffusione del granoturco, che rendeva così effettivamente uguale e caratteristica tutta la campagna veneta fino agli anni Sessanta del secolo scorso. A delimitare ciascun campo insistono infatti le viti maritate ad alberi vivi (gelsi, noci, salici, olmi, aceri) e ciò per una necessità economica. Il cosiddetto regime dei tre campi citatoda Marino Berengo e ripreso dal Franzina, regime che permette, nella sua autosufficienza, di produrre i due generi base (vino e grano) indispensabili per pagare il canone dominicale o la prediale e le numerose altre sovrimposte, assicurando nel contempo al coltivatore la polenta e la legna per cuocerla. [...]

Il buon soldato Luigi Turatto. Diario di un polentone che ha fatto l'Italia (1854 - 1870)

Ho letto le prime pagine del manoscritto di Luigi Turatto in apnea, incredulo. Mi senbrava di rileggere, dopo anni, Il buon soldato Sc'vèik, di Jaroslav Hasek: stessa ingenuità accattivante dei protagonisti, stessa imprevedibilità negli avvenimenti, stessa leggerezza nell'agire. Anche il teatro dell'azione era lo stesso, il vasto impero austro-ungarico, dalla Transilvania alla Lombardia, da Vienna a Belgrado. E' in questi territori, infatti, che si svolge la vicenda del soldato di Praga, ed è qui che si srotola la storia del soldato di Sossano. Miracolo della longevità, anche l'imperatore dei due sudditi è lo stesso: Francesco Giuseppe, salito al trono di Vienna nel 1848, quando Luigi aveva quattordici anni, e morto nel 1916, quando il buon soldato Sc'vèik da due anni lo seguiva in guerra. Eppure tra i due passano una sessantina d'anni, qualcosa come due generazioni. Luigi avrebbe potuto essere il nonno di Sc'vèik. Il nonno si è fatto la Seconda Guerra d'Indipendenza Italiana, il nipote la Prima Guerra Mondiale. Sessant'anni sono niente nella storia dell'uomo, e tra Praga e Sossano è un tiro di schioppo. L'arte popolare della sopravvivenza conosce canali sotterranei inimmaginabili attraverso i quali sono passati i trucchi del mestiere dal nonno al nipote. [...]

Lungo la ciclabile Riviera Berica. Storia, arte, paesaggi

La Riviera Berica la percorrevano già i nostri più antichi progenitori, oltre centomila anni fa, per seguire i branchi degli animali da cacciare; si riparavano nelle grotte che l'erosione aveva scavato nei fianchi dei colli, in condominio con l'orso-speleo; qui accendevano fuochi di cui restano tracce di ceneri e di focolari per millenni sepolti dai detriti di roccia staccatisi dal volto; si aggiravano tra i boschi, che coprivano sovrani i monti, le valli e il piano spesso paludoso. Le specie arboree cambiavano con l'alternarsi dei climi, dal glaciale al temperato, dall'umido all'arido. Alla fine dell'ultima glaciazione, quindici millenni fa, con gli attrezzi di pietra di nuova generazione, i primi agricoltori-pastori scelsero il piano, più facile da coltivare, e presso gli specchi d'acqua infissero le palafitte. La transitavano i Paleoveneti, nei secoli a cavallo tra il secondo e il primo millennio a.C., scambiandosi tra Este e Vicenza non solo mercanzie e manufatti, ma lingua, cultura e devozione per Reitia, la dea madre delle acque, prima di cedere il manto alla Madonna da Monte. La scendevano i barconi romani per via d'acqua, fino all'Adige e poi verso Adria, a portare nell'Urbe la pietra delle cave di Custodia-Costozza. [...]
 
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